1+1=3 / The art of asking

Chiara, Federico e Carlo

Chiara, Federico e Carlo (Foto Paolo Ciaberta/ppC.Trevisan)

Carlo Molinaro, ottimo poeta torinese felicemente presente nei miei cataloghi, l’anno scorso aveva scritto un testo, rileggendo un incontro della Lettrice vis-à-vis.
Curiosamente ho scoperto solo oggi questa poesia, pubblicata nell’ebook “Le cose stesse” (Matisklo Ed.). Oggi che sono in grado di capirla perché la vivo.

Eccoci qui, per voi, prima lui, poi io, poi la bonus track.

LA SCIARPA
La lettrice vis à vis
quella che legge in strada alle persone
le pagine dei libri
aspetta ascoltatori
su uno sgabello sotto la tettoia
del mercato di piazza Madama.
Si avvicina un ragazzo
viso dolce cranio pelato
si dice interessato
ad ascoltare
ma non ha soldi
da lasciare
“Fa niente” dice la lettrice
ma lui protesta che però gli dispiace
non ha nemmeno monetine piccole
– poi si convince ad ascoltare
senza soldi da lasciare.
Allora ascolta
sorride ed è contento.
E piove e tira vento
e alla fine la lettrice
si stringe le braccia sul petto
e dice:
“Che freddo che fa”
E il ragazzo all’improvviso
si toglie la sciarpa
e gliela offre:
“Non ho soldi ma ti regalo la sciarpa
così ti ripari la gola dal freddo”.
La lettrice dice no ma lui insiste
e lei accetta
e si mette la sciarpa
e il ragazzo saluta e se ne va.
Quando poi la lettrice finisce
di stare sullo sgabello sotto la tettoia
e a sua volta se ne va
io le dico: “Bella questa cosa
della sciarpa regalata”.
E la lettrice vis à vis
sorride che si
ma il pomeriggio non è andato bene
non è venuta gente
s’è rimediato niente.
La sciarpa regalata
non basta per salvarle la giornata.
Ed è comprensibile ma
a me un poco me la salva
la giornata
quella sciarpa regalata:
a me che si sa
e anche lo ammetto
quasi quasi ci vivo
di qualche quadretto.
(Carlo Molinaro)

TRUST
A volte, in strada, si avvicinano persone incuriosite che vorrebbero provare l’esperienza con la Lettrice vis-à-vis. Capita che non abbiano denaro con loro, o che non ne abbiano in generale, da spendere per altro oltre alla sopravvivenza.
Eppure manifestano un desiderio autentico, una tentazione e una richiesta impossibile da ignorare.
All’inizio dicevo: “non fa nulla, basta un grazie”
Ma non sono sempre stata così magra… e mi sono presto resa conto che il grazie di uno non sarebbe bastato a sostenermi, letteralmente, per il lavoro con i cinque successivi.
Allora ho seguito il consiglio di un amico e ho risposto: “torna un’altra volta, io sono sempre qui, ti aspetto”
Ma non ero io a parlare, e sentivo di aver perso più di un pasto. Un posto, credo, nei loro pensieri.
Quindi ho ricordato che, a volte, 1 + 1 = 3
Chi non ha da lasciarmi un contributo per l’impresa, lascia un “pagherò”. Stabilisce liberamente quanto avrebbe donato, lo scrive sulla propria cartolina come pro-memoria e, a seguito della fiducia che io ho donato con la pagina letta me ne regala altrettanta promettendo di tornare a saldare il debito. Senza alcun limite spazio-temporale.
Fin’ora ha sempre funzionato: tutti sono tornati, oppure mi hanno inseguito vedendomi dall’altra parte della strada, oppure mi hanno scritto. Il bilancio è in attivo. 1+1=3.

Infine, per i coraggiosi che sono arrivati fin qui: un premio!

Vi posto la TED Talk di Amanda Palmer “The art of asking“, che tengo appesa in cameretta
Smettere di chiedersi come far pagare le persone per ciò che desiderano, ma chiedersi come permettere loro di farlo.

(Memoria maggio 2014)

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