Pulci a Charleville Mezieres 2009

25 settembre 2009

Il Valentino’s Flea Circus a Charleville Mezieres 2009

Sono una domatrice di pulci. Questo in sè è già argomento di conversazione per una cena noiosa. Di più, il mio circo è talmente minuscolo da entrare in una scatola e da poter essere visto da una sola persona alla volta. A quanto risulta dalla banca dati internazionale dei circhi di pulci (potete non crederci ma ne esiste una, inglese, aggiornatissima), il mio è il primo di questi spettacoli realizzato in condizioni di così conturbante intimità. La mia scatola si accomoda in un angolo del foyer, piccolo dono inaspettato per i frequentatori del teatro. Decora e anima un tratto di strada, che risuona della voce potente dell’imbonitore addestrato per l’occasione (Gigi, il mio primo tentativo di domatrice di esseri umani). Qui a Charleville mi si può trovare ovunque, grazie alla disponibilità ed estrema gentilezza degli organizzatori.

E, finalmente, posso confrontare il mio lavoro con quello di altri colleghi “inscatolati”. La tecnica teatrale che utilizzo è molto popolare in Sudamerica, in particolare in Brasile dove è conosciuta come teatro Lembe lembe (dal nome della macchina fotografica di metà 800, cui l’estetica della macchina spesso si ispira). Esistono addirittura festival interamente dedicati. Beati loro! Qui al Festival Mondial una strada è interamente popolata da una teoria di scatole brasiliane, cilene, uruguayane. Un’occasione ghiotta per me, una delle pochissime artigiane a lavorare in scatola in Italia, paese in cui sono ancora (troppo) pochi gli artisti stranieri invitati a presentare micro-performance. Tra un impegno e l’altro con il mio circo mi sono dunque accomodata davanti ad ogni genere di pertugio. La varietà è tanta: uno, due, cinque spettatori, uno o due occhi alla volta, storie comiche, tenere, surreali, grottesche, tecnologiche. Una fabbrica di OGM, una lettera in bottiglia, assetati nel deserto e cantanti d’opera. Un po’ per tutti i gusti. La scatola è un contenitore, e come tale può ospitare una varietà infinita di immagini. Gli artisti che ho incontrato qui lavorano prevalentemente con piccoli pupazzi e marionette.

A prescindere dal livello qualitativo delle produzioni, mi sono resa conto che il mio spettacolo si distingue particolarmente per la materia principale con cui lavoro all’interno della scatola: l’immaginazione dello spettatore. Non risponderò alla domanda: “Ma ci sono pulci vere?” Sarete voi a farlo al termine dello spettacolo. E sono sicura che le risposte saranno una diversa dall’altra. Sebbene il pubblico di questo festival sia abituato alle scatole teatrali, colgo tuttavia negli occhi degli spettatori, al termine dei 4 minuti a loro dedicati, la sorpresa di essersi sentiti levare il tappeto sotto i piedi. L’inaspettato ha trovato posto nel loro carnet. Le pulci sono orgogliose. La domatrice guarda al futuro con rinnovata unica, piccola, intima e preziosa fiducia. Una fiducia che sta giusto custodita in una scatola.

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